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Chirurgia dello Sportivo

Tutto il corpo è stato progettato per resistere ai traumi esterni e a resistere all’usura in maniera eccezionale sia di provenienza esterna sia interna.  La sua impalcatura intelligente e dinamica (lo scheletro osseo insieme alle strutture molli inclusi i muscoli e i tendini) gli consente di adattarsi in condizioni estreme. 

In tutto l’apparato locomotore non sono gli elementi  ossei a produrre la stabilità del sistema, ed a resistere ai microtraumi ma le strutture molli ( muscoli, tendini e i legamenti).

All’opposto avviene per l’intervento sostanziale delle ossa  in caso di grosse forze in causa quando vengono superate le capacità di carico del sistema o nei gravi traumi dello sport dove l’impatto può essere importante. Nei casi più drammatici si assiste ad una disorganizzazione totale dei tessuti duri (l’osso) e delle strutture di ancoraggio  come nelle fratture da scoppio. Ancor più gravi le fratture con spostamento (dislocazione) delle vertebre superiori del collo con instabilità vertebrale e lesione midollare. Le strutture si rompono quasi  sempre secondo  uno schema fisso legato alla loro resistenza specifica: nelle vertebre i primi a fratturarsi sono i  dischi, limitanti somatiche e faccette articolari e lo stesso avviene anche nelle ossa lunghe a livello della diafisi (la parte centrale a tubo).

Negli sport soprattutto di contatto, invece, e soprattutto nell’agonismo dove lo sportivo professionista sa gestire bene la sua “macchina”, sono frequenti impatti e rotture e  lesioni croniche, somma di tanti episodi singoli (lesioni da microtraumi o da over-use in caso di eccesso o cattive condizioni di allenamento).