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Protesi d’anca mininvasiva ad accesso anteriore


La via d’accesso anteriore è la unica tecnica per l’artroplastica totale d’anca che segue una via sia intermuscolare che internervosa, riducendo ai minimi termini il rischio di danneggiare strutture periarticolari come muscoli, tendini, vasi sanguigni e nervi.

L’artroplastica totale d’anca è un intervento chirurgico sicuro e clinicamente testato; da diversi anni le aziende ed i chirurghi ortopedici collaborano per migliorare l’intervento di protesi d’anca, da un lato progettando protesi sempre più affidabili, dall’altro perfezionando le tecniche di impianto, in particolare ricercando tecniche via via sempre più mininvasive.

La AMIS (anterior minimally invasive surgery) rappresenta l’avanguardia di questo processo di ricerca. Nessuno degli altri approcci disponibili (postero-laterale o a doppia incisione) ha ad oggi una invasività comparabile a quello anteriore, che nel nostro pensiero è la chiave per permettere la più rapida ripresa post-operatoria del movimento. Infatti, a differenza degli altri accessi, nell’AMIS non si procede alla resezione di alcun muscolo, e la loro salvaguardia assicura:

• Ridotta degenza ospedaliera

• Cicatrice contenuta

• Riabilitazione in tempi brevi

• Diminuzione del dolore post-operatorio

• Prevenzione della zoppia post-operatoria

• Minor perdita di sangue durante l’intervento

• Riduzione del rischio di lussazione

• Precoce ripresa delle attività quotidiane

Andiamo a vedere più in dettaglio passo passo come si svolge l’intervento:

1. Accesso all’articolazione: Il chirurgo effettua un’incisione anteriore ridotta, per permettere l’accesso all’articolazione. Preservando tutti i muscoli, raggiunge la capsula, che viene incisa, e procede alla rimozione della testa femorale.

2. Impianto della protesi: l’acetabolo ed il femore vengono preparati per ricevere la protesi. Tutta la cartilagine rimanente e l’osso circostante vengono rimossi con strumenti dedicati. Nel caso di intervento senza cemento si impatta il cotile acetabolare direttamente nell’osso, si inserisce poi un inserto nell’impianto, con il quale la testa della protesi si interfaccerà. In seguito si inserisce lo stelo femorale, senza applicazione di cemento, e in ultimo si colloca la testa sulla sommità dello stelo.

3. Riposizionamento dell’articolazione e sutura: dopo l’impianto, si posiziona la testa nell’acetabolo (riduzione della protesi) ricreando l’articolazione dell’anca e ristabilendone l’articolarità.

4. Riabilitazione: la riabilitazione può cominciare il giorno stesso dell’intervento, e il paziente può alzarsi e camminare con l’ausilio di stampelle già in prima giornata, se il medico gli accorda il permesso. Il rischio di dislocazione è minimo e non è necessaria la limitazione dei movimenti abitualmente prescritta in altri approcci chirurgici.

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