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Tendinite rotulea: quando sospettarla, come risolverla?

Il tendine rotuleo è un robusto fascio tendineo che si inserisce sulla rotula prima, e sulla tuberosità tibiale poi, come inserzione del muscolo quadricipite.

La tendinite rotulea è tipica negli sport con una componente di salto, nel sollevamento pesi e più in generale negli sport in cui ci sia uno stress eccessivo dell'apparato estensore della gamba.

La tendinite rotulea è tipica specie negli sport con una componente di salto (pallavolo, basket), nel running, nel sollevamento pesi, e più in generale negli sport in cui ci sia uno stress eccessivo in tempo o in intensità dell’apparato estensore della gamba.

I fattori di rischio comprendono il sovrappeso, la dismetria degli arti inferiori, l’altezza dell’arco plantare (all’aumentare, aumenta), la rigidità degli estensori e dei flessori di gamba (muscoli anteriori e posteriori della coscia), il sesso maschile e l’overtraining (>20h/settimana).

Da considerare sono anche le patologie sistemiche che si associano in generale alle tendinopatie: diabete, obesità, iperparatiroidismo e CKD, polineuropatia, infiltrazioni steroidee, uso di fluorochinoloni.


Clinica: il sintomo principale della tendinite rotulea è il dolore, che si localizza il più delle volte anteriormente, subito sotto la rotula, e particolarmente a ginocchio esteso o iperflesso (scendendo o salendo le scale, camminando in discesa, saltando). Il dolore è spesso esacerbato dalla palpazione profonda da parte dell’esaminatore.

Diagnosi: al di fuori dell’ecografia, che può essere un valido aiuto per il medico, la diagnosi di tendinite rotulea è clinica, non richiede imaging. L’ecografia può aiutare, specie nei quadri cronici, ad identificare i segni di una patologia degenerativa: calcificazioni e neovascolarizzazione.


Terapia: i primi presidi terapeutici sono costituiti dal riposo, dal ghiaccio e dal taping neuromuscolare. Un breve ciclo di FANS può essere praticato per l’analgesia. Sempre più evidenze scientifiche evidenziano beneficio dalla terapia infiltrativa con PRP (plasma ricco in piastrine), mentre per questa patologia non c’è evidenza di beneficio dall’infiltrazione steroidea, che è anzi controindicata. Nuovi trial stanno testando l’utilizzo di nitroglicerina topica.

In caso di tendinopatia calcifica l’approccio con onde d’urto focali può essere vincente.

I casi di tendinopatia calcifica non rispondenti alla tp conservativa potrebbero essere sottoposti A chirurgia, che consiste nella rottura e nell’aspirazione della calcificazione.


Riabilitazione:

in primo luogo sono consigliati stretching e esercizi di rinforzo muscolare isometrici. Altra pietra miliare del trattamento è rappresentata dagli esercizi in contrazione eccentrica, che permettono un allungamento del muscolo.

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