TRAPIANTO OSTEOCONDRALE


Il Trapianto osteocondrale con allograft è una procedura in cui si preleva una unità osteocondrale da cadavere e la si trapianta direttamente nel sito di una lesione osteocartilaginea sintomatica.

Il limite di questa procedura è ovviamente il reperimento del graft, in quanto da un punto di vista tecnico non è demanding, e non ha lo svantaggio della morbidità del sito di prelievo di OATS, né il rischio di creare un tessuto fibrocartilagineo come ACI e Mfx. Per tutti questi motivi, OAT sta progressivamente acquisendo popolarità.

Uno dei più grandi svantaggi di OAT è la conservazione mediante deep freezing, che da una parte riduce il rischio infettivo e immunogenico, ma dall’altro causa morte dei condrociti in una certa percentuale; per questo motivo, ad oggi si utilizzano graft freschi, ovvero appena prelevati, e in questo risiede la grande sfida da vincere per rendere questa procedura di largo utilizzo: la scarsa disponibilità di graft, e il relativo alto costo.

Non è richiesta immunosoppressione, nonostante sia dimostrato che un certo grado di immunogenicità sia presente nel tessuto condrale e subcondrale. I condrociti sono in santuario, protetti dal SI dalla matrice, il tessuto subcondrale è invece esposto, ma la sua immunogenicità è definita “muta”. In generale dopo l’impianto, un certo grado di risposta infiammatoria permane per 18 mesi, sempre a livello subclinico.

Per quanto riguarda la vitalità dei condrociti, come precedentemente accennato, si perde progressivamente allontanandosi dal momento del prelievo dal cadavere: a 5-6 settimane è ridotta di una % critica (la scadenza per molte banche dell’osso è a 42 giorni dal prelievo), mettendo a repentaglio la buona riuscita del trapianto.

La sopravvivenza a 4 anni dei trapianti è ottima, con condrociti vitali superiori all’80%, e matrice in perfette condizioni, con turnover valido.

Indicazione chirurgica: si ha in caso di:

Lesione focale sintomatica in un contesto non degenerativo, NON a carico del piatto tibiale.

Area di lesione 50mm2 - 250mm2: in particolare OAT è molto indicato per lesioni >2cm, mentre OATS si preferisce nelle lesioni un poco più piccole <2cm (per il sito di prelievo).

Lesioni OCD con frammento staccato.

Età <55 anni

Biomeccanica conservata (o co-indicazione per correzione simultanea)

Compliance del paziente alle restrizioni post-operatorie

Procedura di salvataggio dopo fallimento di altri resurfacing (OATS, ACI, Mfx).

Controindicazioni: infezione attiva, biomeccanica alterata, instabilità legamentosa, patologia reumatica, immunodepressione (anche tp steroidea cronica).

Postoperatorio: profilassi antibiotica per 24 ore. E’ consigliata l’astensione dai FANS per migliorare l’integrazione osso-osso (6-8 settimane). Il ROM concesso è generalmente completo, a meno di Shell o di lesioni PFJ, che potrebbero richiedere maggiore attenzione e blocco in estensione. Il carico si può concedere in base al tipo di lesione:

-Lesioni piccole e ben fisse: possono iniziare un carico sfiorato per 6 settimane, per poi andare incrementando.

-Lesioni più grandi e meno fisse (specie le shell): si preferisce non caricare per 6-8 settimane, per poi riprendere progressivamente il carico in 4-6 settimane.

NB: si utilizza solitamente tutore per le prime 6 settimane: in caso di PFJ bloccato in estensione.

Ritorno allo sport dopo 5-12 mesi.

Risultati: i migliori risultati in letteratura sono riportati per le lesioni focali, post-traumatiche, per OCD, per i difetti condilari circoscritti e ben delimitati.

Complicanze: tutte quelle correlate a un’artrotomia di ginocchio (DVT, artrofibrosi, sinovite reattiva, infezione); trasmissione infettiva da graft; ritardo o difetto di unione del graft; dolore.

Uno dei problemi più tipici è il cedimento del graft, che nei casi di trapianti più grandi raggiunge i 4-5mm. Tendenzialmente per questi pazienti watchful waiting. Un altro problema tipico è il persistere del dolore, che spesso è di causa difficilmente individuabile, ma sottende in una larga parte dei casi un certo grado di condrosi, intesa come una blanda cronica risposta infiammatoria al graft.

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